Autovelox “Fleximan”, la risposta dello Stato: nuove regole sull’omologazione dei dispositivi

Autovelox "Fleximan", la risposta dello Stato: nuove regole sull'omologazione dei dispositivi

La saga di “Fleximan” ha scoperchiato una domanda scomoda: gli strumenti che ci multano sono davvero omologati in modo chiaro e trasparente? Lo Stato risponde con un pacchetto di regole che rimette al centro l’omologazione, la taratura e la tracciabilità dei dispositivi. Meno ambiguità, più controlli, più responsabilità. E una promessa: far tornare la sicurezza stradale un obiettivo condiviso, non una guerra di nervi tra automobilisti e Comuni.

La mattina comincia con l’odore di caffè e di asfalto bagnato, in un bar di provincia lungo una statale piena di camion. Due autisti guardano la foto di un autovelox abbattuto nella notte, il palo segato, il box arancione a terra. «È colpa loro, solo cassa», sbotta il primo. Il secondo tocca le chiavi e fa spallucce: «Io non ci capisco più niente, tra omologazioni, tarature, ricorsi. Vale o non vale?». La scena, minuscola, sembra una radiografia del Paese. Lo Stato intanto alza il volume: nuove regole per l’omologazione e l’uso degli autovelox, linee guida che fissano criteri tecnici, tracciabilità dei dati, procedure standard e più trasparenza nei verbali. Una stretta che non è un dettaglio di burocrazia, ma un cambio di clima. Arriva il controcanto ufficiale.

Autovelox e “Fleximan”: cosa cambia con le nuove regole di omologazione

La risposta istituzionale parte dal cuore del sistema: come si omologa un dispositivo che misura la velocità. Non basta più il bollino in un cassetto. Ogni strumento deve presentare scheda tecnica completa, prove documentate di precisione in condizioni reali e un registro digitale della taratura periodica. Il Ministero standardizza i passaggi e rende controllabili i dettagli che contano: margine d’errore, robustezza del software, integrità delle immagini. **In parallelo si crea una filiera tracciabile, dal produttore all’installazione, fino alla gestione dei dati.**

La prova del nove è nella strada, non nei laboratori. Prendiamo una provinciale con velocità variabile tra centri abitati e rettilinei: quando l’autovelox è omologato con criteri uniformi e collegato a un registro pubblico, il verbale riporta un codice univoco del dispositivo, la data dell’ultima taratura e l’identificativo della postazione. L’automobilista trova un QR sul verbale per vedere, in modo verificabile, che macchina lo ha misurato e quando è stata controllata. In un piccolo Comune del Nord-Est, dopo l’adeguamento, i ricorsi non spariscono, ma diventano mirati su casi specifici, non su vizi di forma. E la discussione torna sui limiti e sulla segnaletica, non sulla legittimità della scatola.

Ne va della credibilità. L’omologazione stringente toglie ossigeno alle zone grigie sfruttate nei tribunali e nel dibattito pubblico. Se i requisiti sono tecnici, misurabili e consultabili, la sanzione non sembra più un tiro al bersaglio. Il decreto spinge anche su taratura e verifiche presso laboratori accreditati, con report standard e catena di custodia dei file. *I dati delle rilevazioni devono essere sigillati e firmati, come una prova forense.* Non è una mossa contro gli automobilisti, è un muro contro il dubbio sistematico.

Dal palo alla carta: come funzionerà davvero il nuovo percorso

La catena parte molto prima del flash. Postazione pubblicata e motivata, segnaletica leggibile, limite coerente con la strada. Durante il rilievo, il dispositivo crea un pacchetto prova con immagine, velocità misurata, coordinate e timestamp sincronizzato. Quel pacchetto viene firmato con una chiave digitale dell’ente e finisce in un archivio cifrato. L’operatore valida senza poter modificare i valori. **Nel verbale, l’automobilista trova gli estremi dell’omologazione, l’ultima taratura, la posizione esatta della postazione e un link di verifica.**

Per chi guida, la mossa concreta è semplice e quasi banale: leggere la strada. Cartelli, contesto, flusso. Diciamoci la verità: nessuno controlla le delibere comunali prima di mettersi al volante. La novità è che molte informazioni arrivano sul verbale, pronte da verificare con un clic. Se manca il riferimento all’omologazione o la taratura è scaduta, il ricorso ha gambe. Se invece tutto torna, conviene concentrarsi su dinamica e margine d’errore. Capita a tutti quel momento in cui si frena tardi per distrazione: il punto è evitare che diventi un’abitudine.

“La chiarezza non è un favore al cittadino, è un dovere dell’ente e una garanzia per chi lavora sui controlli,” spiega un tecnico della polizia locale che gestisce gli impianti su un asse urbano molto trafficato.

  • Cerca sul verbale: codice omologazione, data taratura, ID postazione.
  • Controlla il QR/link: apre una pagina ufficiale con i dettagli tecnici.
  • Valuta la segnaletica: foto e posizione del cartello nella documentazione.
  • Verifica orario e coordinate: coerenza con tragitto e condizioni meteo.
  • Se ricorri, chiedi il report di taratura completo e il log di sistema.

Domande aperte: sicurezza, fiducia e il fantasma di “Fleximan”

Le regole tecniche non bastano da sole. C’è un piano psicologico da ricucire, un rapporto ferito tra cittadini e istituzioni. Le nuove procedure di omologazione puntano a una trasparenza che smonta l’idea del “bancomat su palo”, specie dove si è tagliato troppo in fretta e si è comunicato troppo poco. Resta la sfida della sicurezza delle postazioni, perché i vandali esistono e le amministrazioni devono proteggere dispositivi e operatori senza trasformare il paesaggio in un bunker. Resta anche la partita sulla privacy, con immagini oscurate nei punti sensibili e conservazione dei dati limitata nel tempo. E resta la domanda più grande: come si disinnesca la rabbia? Qui giocano la coerenza dei limiti, la manutenzione delle strade, la qualità della segnaletica. Se tutto intorno funziona, l’autovelox diventa un pezzo del sistema e non un nemico. La tecnologia aiuta, il resto è cultura stradale condivisa.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Omologazione tracciabile Codice univoco, prove di precisione, registro digitale consultabile Capisci subito se il dispositivo è valido
Taratura e integrità dati Laboratori accreditati, firma digitale, catena di custodia Più difese contro errori e manipolazioni
Trasparenza del verbale QR/link con info tecniche, posizione, limiti e segnaletica Puoi verificare anziché “fidarti a scatola chiusa”

FAQ :

  • Cosa significa “omologazione” di un autovelox?È la procedura con cui un ente statale verifica che il dispositivo rispetti standard tecnici di precisione, sicurezza e affidabilità, prima e durante l’uso su strada.
  • Come posso verificare se l’autovelox che mi ha multato è omologato?Nel verbale trovi codice di omologazione e data della taratura. Tramite QR o link ufficiale puoi vedere scheda tecnica, postazione e validità delle verifiche.
  • I dispositivi già installati dovranno essere sostituiti?Quelli conformi restano in servizio. Quelli non allineati alle nuove regole devono essere adeguati o ritarati, altrimenti sospesi finché non rientrano negli standard.
  • Le foto rispettano la privacy?Sì: i sistemi devono oscurare volti e targhe non coinvolte, conservare i dati per il tempo strettamente necessario e proteggere gli archivi con controllo degli accessi.
  • Quando ha senso fare ricorso?Se mancano omologazione o taratura, se la segnaletica è assente o incongrua, o se ci sono errori di identificazione e orari. **Se i requisiti sono in ordine, conviene valutare con un professionista i margini reali.**

1 commento su “Autovelox “Fleximan”, la risposta dello Stato: nuove regole sull’omologazione dei dispositivi”

  1. Finalmente regole chiare su omologazione e taratura. Se il verbale mostra QR, codice e data, accetto la multa senza teatrini. Basta zone grigie, più responsabilità per tutti.

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