Caldaie a gas, stop agli incentivi dal 2025: la guida dell’UE per il passaggio alle pompe di calore

Caldaie a gas, stop agli incentivi dal 2025: la guida dell'UE per il passaggio alle pompe di calore

Dal 2025 i bonus per le caldaie a gas si fermano. L’Unione Europea spinge verso un riscaldamento pulito e chiede ai Paesi di orientare gli aiuti verso le pompe di calore. Tra timori, dubbi tecnici e bollette che cambiano, molte famiglie italiane si chiedono: e adesso?

La caldaia ha tredici inverni sulle spalle, fa rumore nelle sere di bora e si ingolfa nelle mattine fredde. Sul tavolo c’è una lettera del manutentore: “Gli incentivi per le caldaie tradizionali stanno per chiudersi. Valuti una pompa di calore”.

La signora sfoglia il volantino con aria perplessa, guarda i termosifoni in ghisa, fa due conti a mente. Il vicino al piano di sopra giura che con il fotovoltaico spende la metà, ma ha cambiato gli infissi e vive al sole. Siamo in tanti, in quella stessa scena, a domandarci se il salto valga la fatica. E la scadenza corre.

Caldaie a gas: cosa cambia davvero dal 2025

La novità è semplice da dire e complessa da digerire: **stop agli incentivi dal 2025** per le caldaie alimentate solo a gas o altri combustibili fossili. Non è un divieto di installazione, è la fine dei sussidi pubblici per sostituire una caldaia con un’altra uguale. L’UE chiede agli Stati di spostare gli aiuti verso soluzioni rinnovabili e sistemi elettrici efficienti.

Nella pratica, restano finanziabili le pompe di calore, le connessioni a teleriscaldamento rinnovabile, gli interventi sull’involucro e le soluzioni ibride dove la componente rinnovabile è reale. Le caldaie “hydrogen-ready” non sono una scorciatoia: non basta la targhetta, serve energia a basse emissioni disponibile e usata. Il messaggio è chiaro: i soldi pubblici devono accelerare la decarbonizzazione.

A Bologna, Marco ha la caldaia in blocco e un budget limitato. L’installatore gli propone una sostituzione lampo “finché c’è bonus”, ma poi arriva la notizia del cambio regole. Marco fa un sopralluogo termico: termosifoni, mandata a 55 °C, esposizione mista. Con una pompa di calore aria-acqua ben dimensionata e una valvola miscelatrice, ce la può fare nella maggior parte dei giorni. E quando gela davvero, entra in gioco una resistenza o un ibrido.

Oggi quasi 7 case su 10 in Italia si scaldano a gas. L’età media delle caldaie è alta, i consumi di picco si pagano cari, e con ETS2 e prezzi volatili la direzione non è tenera con il metano. L’UE ha un piano: più pompe di calore, rete elettrica più pulita, edifici meno disperdenti. Tagliare i sussidi alle caldaie fossili serve a evitare che i fondi pubblici vadano in macchine che resteranno fuori rotta prima del 2040.

Attenzione alle parole: non “vietato”, ma “non finanziato”. Si potrà ancora installare una caldaia a gas con soldi propri, salvo norme locali su nuovi edifici e ristrutturazioni importanti. Lo Stato spingerà altro: upgrade dell’isolamento, pompe di calore, fotovoltaico, termoregolazione seria. E qui inizia il pezzo interessante.

Passare alle pompe di calore senza strappi: metodo, errori, scelte furbe

La mossa più intelligente è una diagnosi “light” ma fatta bene. Misura la temperatura di mandata nei giorni più freddi: se la casa regge con 50-55 °C, sei già in pista per una **pompa di calore** aria-acqua. Verifica potenza elettrica del contatore, spazi per l’unità esterna, acustica del cortile. Un tecnico può fare test di curva climatica per una settimana e darti numeri veri.

Dimensiona la pompa per il carico prevalente, non per la tempesta perfetta che capita due notti l’anno. Lavora sulle dispersioni facili: guarnizioni, cassonetti tapparelle, bilanciamento dei radiatori. Integra l’ACS con un bollitore adeguato e valvole antilegionella ben settate. Diciamolo chiaro: nessuno lo fa davvero ogni giorno. È qui che un progetto semplice vale oro.

Capita a tutti di aver vissuto quel momento in cui il preventivo sembra scritto in un’altra lingua. Chiedi tre offerte comparabili, con COP/SCOP dichiarati, curva a 55 °C, rumorosità, garanzia compressore, e tempi di consegna. Siamo onesti: la fretta è un pessimo consigliere.

“Non esiste la pompa di calore perfetta, esiste quella giusta per il tuo edificio e le tue abitudini. La regola è una: meno gradi in mandata, più risparmio nel tempo.” — Elena, progettista impianti

  • Prova di una settimana con mandata ridotta a 55 °C e cronotermostato fisso.
  • Foto dei radiatori e calcolo rapido della potenza emessa a bassa temperatura.
  • Valuta split vs monoblocco in base a spazi, antigelo e manutenzione.
  • Controlla se serve passare a 6 kW di contratto e un semplice gestione carichi.
  • Chiedi due scenari: full-electric e ibrido “vero”, con quota rinnovabile misurabile.

Gli errori più comuni? Sovradimensionare “per stare tranquilli”, ritrovandosi con cicli on/off, rumore e consumi fuori scala. Ignorare l’acqua calda sanitaria, che in case piccole pesa parecchio. Sottovalutare il contatore: con piano a induzione e auto elettrica, la configurazione cambia.

Un altro scivolone è la posa: tubazioni lunghe, curve strette e bollitori sotto-dimensionati rubano efficienza ogni giorno. Il comfort si progetta con dettagli banali come filtri defangatori, antivibranti, valvole correttamente tarate. *È qui che la tecnologia smette di essere teoria e diventa casa.*

Se l’edificio è freddo e la mandata a 65 °C è una necessità, l’ibrido è un ponte. La componente a gas copre i picchi, la pompa lavora tre quarti della stagione, e la bolletta scende comunque. **Ibrido sì, ma con numeri chiari**: ore annue della caldaia, priorità alla pompa, e un piano per ridurre la mandata nei prossimi anni con piccoli interventi sull’involucro.

Una scelta che cambia la casa e il quartiere

La pompa di calore non è solo una macchina diversa. Cambia l’orologio del comfort: meno on/off, più continuità, una casa che resta tiepida anche quando rientri tardi. Con il fotovoltaico, il calore di mezzogiorno scivola nella sera attraverso l’acqua del bollitore o la massa termica dei muri.

In condominio il gioco è più sociale, ma non impossibile. I cortili diventano preziosi, le facciate aiutano con cappotti mirati, le cantine si riscoprono locali tecnici. La rumorosità si gestisce con scelta dell’unità, basamenti antivibranti e schermature vegetali. Il rumore peggiore, spesso, è il pregiudizio.

La parte economica non è un dettaglio. Oggi un’aria-acqua domestica costa in media 6.000–12.000 euro installata, un ibrido 5.000–9.000, una geotermica ben fatta anche tre volte tanto. I risparmi cambiano con il clima, la tariffa, l’isolamento: in molte case si parla di 25–50% annuo rispetto al gas, più alti con autoproduzione solare. L’UE non ti lascia solo: fondi e incentivi si sposteranno dove il taglio di CO₂ è reale e misurabile.

Gli incentivi alle caldaie a gas si fermano perché il futuro non aspetta. L’aria delle città, i bilanci di famiglia, la dipendenza energetica: tutti chiedono di cambiare passo. A volte la scelta più saggia è quella che sembra più scomoda all’inizio.

Il bello è che non esiste una sola strada. C’è chi parte dal tetto con il fotovoltaico, chi riduce la mandata e scopre che i termosifoni bastano, chi fa un ibrido per guadagnare tempo. Ci si scambia schemi e curve sui gruppi di quartiere, si impara a ascoltare la casa, non solo la caldaia.

Ogni passaggio di epoca ha una data sul calendario. Questa ha un numero tondo: 2025. Da lì in avanti, gli aiuti andranno dove l’energia è pulita, misurabile, domestica come il sole che entra dalla finestra. La domanda, ora, è da condividere al tavolo di cucina: da dove cominciamo?

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Stop incentivi caldaie fossili dal 2025 Niente fondi pubblici per caldaie solo a gas; eccezioni per sistemi ibridi con quota rinnovabile e soluzioni full-electric Capire cosa cambia per i propri lavori e per i preventivi ricevuti
Metodo di transizione Test della mandata a 55 °C, verifica contatore e acustica, tre preventivi comparabili con SCOP e rumore Evitare errori costosi e scegliere una taglia adatta alla propria casa
Costi e risparmi 6.000–12.000 € per aria-acqua, risparmi 25–50% con clima e uso corretti, extra con fotovoltaico Valutare il rientro dell’investimento e pianificare gli step

FAQ :

  • Dal 2025 sarà vietato installare caldaie a gas?No: l’UE chiede lo stop agli incentivi pubblici per caldaie solo fossili. L’installazione resta possibile a spese proprie, salvo regole locali su nuovi edifici o ristrutturazioni rilevanti.
  • Le caldaie ibride avranno ancora incentivi?Sì, quando la componente rinnovabile è sostanziale e misurabile. Le misure precise dipendono dai decreti nazionali, ma la direzione è favorire l’elettrico efficiente.
  • Con termosifoni in ghisa posso usare una pompa di calore?Spesso sì, con mandata a 50–55 °C, bilanciamento, valvole termostatiche e magari uno o due elementi maggiorati. Dove serve mandata alta per molti giorni, l’ibrido è un buon ponte.
  • Quanto costa e che risparmi posso aspettarmi?Aria-acqua domestica: 6.000–12.000 € installata; ibrido 5.000–9.000 €. Risparmi tipici 25–50% sul riscaldamento, superiori con fotovoltaico e ottimizzazione dei setpoint.
  • Devo potenziare il contatore?Dipende dalla potenza della pompa e dagli altri carichi. In molte case full-electric si passa a 6 kW con gestione carichi; in condomini grandi talvolta serve trifase. Una verifica tecnica evita sorprese.

1 commento su “Caldaie a gas, stop agli incentivi dal 2025: la guida dell’UE per il passaggio alle pompe di calore”

  1. nathalieombre5

    Donc on pourra encore installer une chaudière à gaz après 2025, mais sans aides ? Des retours réels de SCOP à 55 °C en hiver humide (Nord–Est) avec radiateurs en ghisa ? Je suis prenneur de chiffres, pas que des promesses…

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