Un profumo di agrumi e burro è salito da un piccolo laboratorio del Molise e ha convinto una giuria nazionale: il panettone più buono d’Italia non nasce in una metropoli. Arriva da mani giovani, mani che sanno attendere. La vera domanda è perché.
Dentro, il lievito madre è già sveglio e ha quell’odore vivo che non confondi: acetico, latteo, pungente e dolce insieme. Il giovane pasticcere gira l’impasto con un gesto rotondo, controlla la temperatura con la guancia, abbassa appena la luce, come per non spaventare la massa. La pasta viva sembra ascoltare.
La radio sussurra un brano anni ’90, sull’acciaio brillano ciotole e termometri, le bucce d’arancia candita aspettano il loro momento. Lui afferra una manciata, la spreme tra le dita, sorride: “Oggi è buona, è lucida”. Una teglia vibra sul banco, il gancio entra nel cuore dell’impasto e parte come un treno lento. L’aria si riempie di vaniglia di Tahiti.
Fuori si sente il primo camion del pane, dentro il tempo rallenta. Il giovane stacca un pezzetto di massa e lo allunga tra le mani, come si prova una stoffa. Lascio la domanda nell’aria, mentre il forno lampeggia in attesa. Qualcosa sta per succedere.
Dal Molise al podio: la sorpresa che non ti aspetti
La scena sembra uscita da un film d’inverno, ma i dati dicono altro: quel panettone ha vinto davvero. Non in un concorso di paese, in una rassegna nazionale con giurie severe, tagli alla cieca e schede di valutazione. Crosta ambrata, alveolatura regolare, profumi netti e persistenti, canditi integri. **Il colpo di scena è che il maestro ha ventotto anni, un laboratorio minuscolo e una fila che esce in strada nei weekend.**
Lui racconta di un primo Natale finito male: quaranta panettoni afflosciati in una notte umida, canditi che scivolavano in fondo, glassa crepata. Ha riempito un quaderno di appunti, ha cambiato farina e tempi, ha ridotto il lievito e alzato l’idratazione. Ora lavora con una maturazione di 36 ore, doppio impasto, 72% di idratazione finale, 20% di canditi tra arancia e cedro, uvette australiane reidratate in infusione di Moscato. E una regola: mai forzare la lievitazione.
Non è solo bravura tecnica. C’è una geografia del gusto: il microclima molisano, l’aria asciutta d’inverno, il latte di una cooperativa nascosta tra colline, le uova del paese accanto, il burro bavarese scelto per plasticità. La filiera ridotta cambia tutto, alleggerisce i profumi, allunga la persistenza. In quel panettone si legge una frase chiara: il lusso non è l’oro sulla glassa, è il tempo dato alle cose giuste.
Come si costruisce un panettone che commuove
La sua routine è chirurgica ma umana. Rinfresco del lievito madre tre volte in 24 ore, ultimo a 28°C e acqua fredda di frigo se la pasta “scalda” troppo. Primo impasto di sera con farina forte e tuorli a filo, riposo notturno a 26°C finché triplica. Al mattino secondo impasto, inserimenti lenti di zucchero e burro plastico, canditi solo quando la maglia glutinica “canta”, pirlatura decisa e riposo in stufa. Niente scorciatoie.
Gli errori capitano a tutti. Forno troppo caldo che colora senza cuocere, eccesso di lievito che lascia retrogusti amarognoli, canditi scadenti che irrancidiscono il profumo. Capita di tagliare i tempi per stanchezza e di rovinare un lavoro perfetto all’ultimo minuto. Ci siamo passati tutti, quel momento in cui pensi “basta, lo inforno così com’è”. Diciamolo: nessuno lo fa davvero tutti i giorni.
Lui lo dice piano: la differenza la fanno due gradi in più o in meno, e la pazienza di aspettare la corda perfetta. Lo vedi nella pirlatura ripetuta, nel controllo con le mani, nel silenzio in cui “ascolta” l’impasto prima del taglio a croce.
“Il lievito madre è un animale: se lo forzi, ti morde. Se lo capisci, ti segue. Io gli parlo con la temperatura, non con la fretta.”
- Temperature chiave: 26-28°C in lievitazione, 24-26°C impasto finito, 92-94°C al cuore in cottura.
- Segnali buoni: alveoli irregolari ma ordinati, cupola tesa, profumo di agrumi e vaniglia che resta sulle mani.
- Segnali d’allarme: pasta lucida e collosa, canditi che affondano, cupola opaca e bassa.
- Gestione post-forno: capovolgimento a testa in giù per 8-12 ore, poi riposo di 24-48 ore prima del taglio.
- Materia prima: farina W 360-380, burro 82% M.G., uova fresche entro 3 giorni dalla deposizione.
Un simbolo che parla al Paese
Il panettone migliore d’Italia che nasce in Molise non è solo una notizia golosa. È la fotografia di una generazione che ha deciso di fare bene pochi gesti e ripeterli finché diventano linguaggio. Non c’è marketing che regga se la fetta non profuma ancora sul palato a distanza di minuti. E il passaparola, qui, vale più di mille cartelloni.
Queste storie funzionano perché toccano corde comuni: l’idea di casa, la voglia di tornare a un tempo “giusto”, l’orgoglio di un territorio spesso raccontato solo per quello che manca. **Un dolce di Natale che supera i confini regionali racconta l’Italia meglio di tanti discorsi.** Dentro c’è fatica, errore, correzione, attesa, condivisione. E un risultato che non si compra, si coltiva.
Non è un monumento: è un gesto ripetuto ogni notte, con la luce al neon e la radio bassa. Domani la fila tornerà, qualcuno farà due ore di macchina, qualcun altro ordinerà online e spererà che il corriere sia gentile. Forse vale la pena chiedersi perché una fetta ancora tiepida riesce a mettere d’accordo persone diverse. La risposta potrebbe essere semplice.
| Punto chiave | Dettaglio | Interesse per il lettore |
|---|---|---|
| Giovane pasticcere molisano | Vince una rassegna nazionale con un panettone artigianale | Storia ispirazionale, talento emergente da scoprire |
| Metodo e materie prime | Lievito madre curato, doppio impasto, canditi di qualità | Trucchi pratici per riconoscere e scegliere panettoni top |
| Dove e come provarlo | Laboratorio in Molise, spedizioni limitate nel periodo natalizio | Informazioni utili per acquisto e degustazione a casa |
FAQ :
- Che cosa distingue questo panettone da uno industriale?Alveolatura viva, profumi puliti e persistenti, canditi integri, glassa sottile. La differenza la fanno tempi lunghi, lievito madre e ingredienti senza compromessi.
- Posso comprarlo online o solo in laboratorio?Durante le feste apre una finestra di spedizioni con numeri limitati. Fuori stagione si trova in laboratorio e in poche botteghe selezionate.
- Quanto dura un panettone artigianale fatto così?Se ben conservato, 30-40 giorni grazie alla gestione del lievito e alla cottura corretta. Meglio tenerlo al riparo da luce e calore, nella busta.
- Qual è la temperatura ideale per gustarlo?Intorno ai 24-26°C. Scalda la fetta ancora chiusa nella busta vicino a un termosifone per pochi minuti: i profumi si aprono e la texture fiorisce. **Sì, cambia tutto.**
- Si può replicare a casa?Sì, con esperienza e tempo: doppio impasto, lievito madre in forza, controllo puntuale di temperature e umidità. Serve pazienza e qualche tentativo prima di arrivare al risultato giusto.










Bravo au jeune pâtissier du Molise ! Rien qu’à lire, je sens les agrumes et la vanille. Ça donne faim, et un peu d’éspoir aussi.
“Le plus bon d’Italie”, d’accord, mais comment a été fait le classement exactement ? Dégustations à l’aveugle, combien d’échantillons, quels critères pondérés ? Source svp, merçi.