Vino italiano, calano i consumi tra i giovani: la sfida dei produttori per il 2025

Vino italiano, calano i consumi tra i giovani: la sfida dei produttori per il 2025

Le serate sono le stesse, i bicchieri no: più cocktail, più acqua, più “no/low”. Per i produttori italiani il 2025 non è un anno qualunque: è un bivio di identità e di mercato.

La scena è questa: venerdì sera in una enoteca di quartiere a Bologna, sgabelli pieni, voci alte e playlist indie. Al tavolo vicino, quattro ventenni guardano la lavagna dei vini come fosse un esercizio di matematica, poi si dividono due calici e ordinano uno spritz e una ginger beer. Il proprietario sorride, non si scandalizza, aggiunge una ciotola di taralli e torna a spillare. La verità? Il bicchiere dopo cena non è più scontato. I telefoni restano sul tavolo, ma le storie Instagram non parlano di terroir. Qualcosa sta cambiando.

Generazione Z e vino: un rapporto che si riscrive

La Gen Z non rifiuta il vino, lo sposta di luogo e di momento. Cerca leggerezza, trasparenza, formati agili, un prezzo che non faccia sudare la fronte alla cassa. Ci siamo passati tutti quel momento in cui vorresti solo un sorso buono, non un trattato di enologia.

Una pista concreta arriva dai numeri globali: l’OIV ha segnalato per il 2023 un consumo mondiale ai minimi degli ultimi decenni, complici inflazione e nuovi stili di vita. In Italia, vari osservatori di mercato notano che sotto i 35 anni il vino si beve meno spesso e più “a tema”, nelle occasioni speciali o durante l’aperitivo, non come abitudine quotidiana. **I consumi tra gli under 35 non sono crollati: sono scivolati di lato.**

La logica è spietata e semplice: più alternative, meno fedeltà. I giovani ruotano tra craft beer, cocktail low-ABV, hard seltzer, kombucha, perfino acque funzionali. Il vino resta simbolico, ma perde il monopolio del “bere bene”. A questo si sommano etichette poco chiare, timore di sbagliare scelta e poca pazienza per liste infinite: se il linguaggio è complicato, il pollice scorre verso il basso. Il risultato è un consumo meno frequente, più occasionale, più curioso che devoto.

Le mosse dei produttori: cosa fare adesso

Prima mossa: progettare per il momento d’uso. Provate un test rapido in cantina o con il vostro importatore: stessa cuvée in tre formati — 0,75, mezza bottiglia, e lattina 250 ml — con QR code che apre ingredienti, calorie, storia breve. Tracciate vendite e feedback per 90 giorni, poi decidete. **Il formato conta più del vitigno quando hai 22 anni e poco tempo.**

Seconda mossa: semplificare la scelta senza banalizzare il vino. Una linea di etichette “easy” con tre messaggi chiave — gusto, momento, gradazione — riduce l’ansia da menu. Evitate la tentazione del “vino per giovani” come fossero un blocco unico: Milano non è Lecce, università non è primo lavoro. Diciamolo: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Meglio creare percorsi modulabili, dal calice singolo alle mini verticali in tre mignon.

Terza mossa: investire nella relazione, non solo nella bottiglia. Raccontate il dietro le quinte con formati brevi, fate takeover su profili di baristi e sommelier, e portate il vino dove già si incontrano i ventenni — festival, mercati urbani, co-working serali.

“Non voglio diventare esperta: voglio un vino buono, chiaro e che non mi stanchi. Se poi posso provarlo in un contesto bello, torno volentieri,” racconta Marta, 29 anni, bar manager a Milano.

  • Mosse rapide per 2025: lanciare un kit degustazione 3×187 ml con QR didattico.
  • Creare un “vino del mese” con abbinamento street food locale.
  • Aprire un canale WhatsApp per pre-ordini e offerte flash in zona.

Produttori e 2025: il cantiere aperto

Il 2025 sarà un anno di scelte coraggiose. Etichette con ingredienti e valori nutrizionali, e-label via QR, trasparenza su trattamenti in vigna: chi comunica chiaro vince fiducia. **La sfida non è vendere una bottiglia: è farsi scegliere in un momento.** E quel momento dura pochi secondi, spesso su uno schermo piccolo.

C’è poi la dimensione del gusto. I palati della Gen Z amano profumi netti, acidità viva e alcol contenuto. Non significa snaturare i classici: significa affiancare cuvée “pronte” e versatili, ricalibrare servizio e temperatura, aprire al calice come primo invito. L’enoturismo può fare il resto: pomeriggi brevi, prezzi chiari, percorsi fotografabili senza essere finti.

Resta una domanda, quasi scomoda: cosa rimane del vino italiano se inseguirà solo il trend del momento? Forse la risposta è nella qualità che dialoga, non predica. Nel mettere a fuoco pochi messaggi veri, nel testare senza paura, nel misurare quello che funziona e lasciare andare il resto. Qui si gioca il nuovo patto tra cantine e under 35.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Formati smart 0,375 e 187 ml, lattina 250 ml con QR informativo Più libertà di scelta, meno spreco e prezzo accessibile
Comunicazione chiara Ingredienti, calorie, momento d’uso in 3 parole Riduce l’ansia di scelta e aumenta la fiducia
Relazioni, non solo prodotto Eventi agili, micro-influencer, canali diretti Esperienza memorabile e ritorno spontaneo

FAQ :

  • Il vino in lattina “rovina” l’immagine?No, se il contenuto è curato e il contesto è giusto. È un formato per occasioni diverse, non un downgrade del vino.
  • Come parlare su TikTok senza sembrare finti?Mostrate persone vere e momenti reali di cantina. Video brevi, uno spunto utile, zero slogan tecnici.
  • Low e no alcol: ha senso per un’azienda tradizionale?Sì come linea parallela e sperimentale. Serve presidiare i momenti in cui l’alcol non è protagonista.
  • Meglio sconto o valore aggiunto?Valore: mini-degustazioni, consegna rapida in città, pairing guidati. Il prezzo basso da solo non fidelizza.
  • Come gestire l’etichetta con ingredienti e nutrizionale?Trasformandola in alleata: QR con scheda chiara, lessico semplice, perché delle scelte in vigna e in cantina.

2 commenti su “Vino italiano, calano i consumi tra i giovani: la sfida dei produttori per il 2025”

  1. Analyse lucide: les moins de 35 n’abandonnent pas le vin, ils changent le moment et le format. Les QR codes, calories et étiquettes claires peuvent vraiment baisser l’anxiété de choix. Reste la question clé: comment préserver l’âme des appellations tout en restant “prêt à boire”?

  2. Le vin en canette, j’ai encore du mal… On parle de terroir, puis d’alu: cohérance? Si la qualité suit, ok, mais peur de l’effet gadget. Des tests à l’aveugle prouveraient quoi, concrétement?

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