Denatalità in Italia, record negativo: il report Istat che fotografa un Paese che non fa più figli

Denatalità in Italia, record negativo: il report Istat che fotografa un Paese che non fa più figli

Un Paese intero che tira il freno a mano sulla nascita dei figli: l’Istat fotografa un record al ribasso che non è solo un numero, ma una condizione quotidiana. Tra stipendi fermi, affitti in salita e servizi che arrancano, l’Italia scopre di non essere più terra di culle.

Le nonne si scambiano consigli su orari e pappe, i papà guardano il telefono in attesa di un messaggio dal capo. Una mamma mi sussurra: «Speravamo nel secondo, ma il mutuo ci ha tolto il respiro». La città brulica, eppure qui l’aria è sospesa. Sembra una stazione senza treni. La curva è diventata un muro.

Il report Istat, in tre scatti che non lasciano scampo

L’Italia ha toccato un nuovo minimo storico di nascite: circa 379 mila nel 2023, secondo Istat. Il tasso di fecondità è sceso intorno a 1,20 figli per donna, lontanissimo dalla soglia di sostituzione. L’età media alla maternità sfiora i 32,5 anni, la prima nascita arriva oltre i 31. Non è un grafico astratto: è il tempo della vita che slitta in avanti.

In Sardegna il tasso è sotto 1, a Bolzano resta più alto, segno che i contesti contano. A Macerata, la neonatologia ha accorpato turni per mancanza di piccoli pazienti. In un borgo dell’Irpinia la prima elementare è un’unica classe mista, 12 bambini in tutto. I nati da almeno un genitore straniero sono circa un quinto, sostegno silenzioso a culle sempre più leggere. Il saldo naturale resta negativo: i decessi superano le nascite di centinaia di migliaia di unità.

Le ragioni si intrecciano come fili: salari che non crescono, affitti esplosi nelle città (+20/30% in pochi anni), contratti a termine che trasformano i progetti in forse. L’offerta di nidi resta sotto la soglia europea in molte aree, con rette diseguali e liste d’attesa che si allungano. La natalità non è una colpa individuale: è un ecosistema. Quando l’ecosistema si impoverisce, il desiderio si trasforma in rinvio.

Dove riparte una culla: gesti concreti, politiche che aiutano

Pianifica come una squadra, non come un eroe solitario. Mappa le spese fisse in tre colonne (casa, cura, imprevisti), poi incastra incentivi: Assegno Unico, Bonus nido, detrazioni, congedi. Valuta nidi aziendali, turni flessibili, lavoro da remoto almeno parziale. Una sera al mese, budget e calendario alla mano. Dura un’ora. Cambia il mese.

Abbiamo tutti vissuto quel momento in cui fai i conti e ti sembra di non farcela. Respira e taglia un problema alla volta: casa, poi lavoro, poi cura. Chiedi nel tuo comune dei posti PNRR nei nidi, degli orari estesi, delle graduatorie ISEE. Diciamoci la verità: nessuno compila tabelle di Excel ogni sera. Scegli strumenti sostenibili e ripetibili, non perfetti.

Non c’è bacchetta magica: servono salari, case, servizi, tempo.

“Vorremmo due figli. Ma ho un part-time a scadenza e lui fa turni spezzati. Non è paura: è aritmetica”, dice Marta, 34 anni, Roma.

  • Assegno Unico: importi modulati su ISEE, maggiorazioni per i primi anni.
  • Bonus Nido: potenziato per famiglie con più figli e ISEE medio-basso.
  • Congedi: un mese all’80% esteso nei fatti a due nell’ultimo anno fiscale.
  • PNRR Nidi: nuovi posti in arrivo, chiedi tempi e bandi nel tuo comune.
  • Case: canoni concordati, affitti brevi regolati, mutui giovani under 36.

La domanda che resta

L’Istat ci mostra un Paese che invecchia e fa meno figli, ma anche un Paese che può scegliere che adulto diventare. Se le città restano ostili alle famiglie, i talenti scivolano altrove. Se i servizi fioriscono, il desiderio torna a casa. È un equilibrio sottile tra reddito, tempo e reti. Le storie che cambiano davvero nascono quando una politica incontra una vita concreta. La curva non si gira con uno slogan, si piega con atti piccoli e continui. E con la sensazione, condivisa, che valga la pena restare.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Nascite al minimo Circa 379 mila nati nel 2023, TFR ~1,20 Capire il record negativo e cosa significa per le famiglie
Fattori concreti Affitti alti, lavori instabili, nidi insufficienti Individuare gli ostacoli quotidiani e come aggirarli
Strumenti utili Assegno Unico, Bonus Nido, congedi più equi, PNRR Trasformare aiuti e politiche in scelte pratiche

FAQ :

  • Qual è il dato più preoccupante del report Istat?Il nuovo minimo storico di nascite e un tasso di fecondità intorno a 1,20, troppo lontano dal ricambio generazionale.
  • Perché alcune zone vanno meglio?Dove affitti e servizi sono più accessibili e i lavori più stabili, le coppie anticipano le scelte: Bolzano è l’esempio ricorrente.
  • Gli stranieri “sostituiscono” la natalità italiana?No: contribuiscono, ma non colmano il divario. Senza politiche strutturali, anche la loro fecondità converge verso il basso.
  • Quali aiuti economici posso attivare subito?Assegno Unico, Bonus Nido, detrazioni per spese di istruzione, e congedi parentali potenziati nell’ultimo anno.
  • Ha senso aspettare “il momento giusto”?Meglio definire una soglia realistica di sicurezza (casa, un reddito stabile, rete di cura) e costruirla passo dopo passo, non inseguire la perfezione.

2 commenti su “Denatalità in Italia, record negativo: il report Istat che fotografa un Paese che non fa più figli”

  1. Chiffres glaçants: 379 000 naissances et un TFR ~1,20. On parle de “valeurs familiales”, mais sans salaires corrects, loyers supportables et places en crèche, les projets restent en pause. Le temps glisse, comme vous dites, et la courbe devient un mur.

  2. L’Istat mesure bien, ok, mais l’effet post‑Covid, l’émigration des jeunes et la migration interne n’expliquent‑ils pas une part? Les donées locales (Sardaigne <1 vs Bolzano plus haut) méritent une analyse plus fine, sinon on mélange tout.

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