Carenza di medici di base, il piano del Ministero: arrivano gli infermieri di famiglia

Carenza di medici di base, il piano del Ministero: arrivano gli infermieri di famiglia

La risposta che prende forma nelle stanze del Ministero ha un nome preciso: infermiere di famiglia e di comunità, una figura che entra in casa e nel quartiere quando il medico non c’è o non basta.

Alle 7:38, davanti all’ambulatorio di un paese sulla via Emilia, la fila è già piegata sull’angolo. Una signora stringe un sacchetto con i farmaci, un ragazzo legge il turno sulla porta, un anziano chiede a bassa voce se “oggi il dottore c’è”. Dentro, la segretaria sposta cartelline come se fossero bicchieri d’acqua in una cucina affollata. Entra una donna con lo zaino blu e un badge: saluta per nome due pazienti, prende pressione a una terza, programma una visita a domicilio per la settimana. Non fa rumore, ma la fila respira. Al banco, qualcuno sussurra: “Chi è?”. Un’infermiera di famiglia.

Quando il territorio si scopre fragile

Il territorio non si svuota all’improvviso, perde pezzi giorno dopo giorno. Un pensionamento, un concorso senza candidati, un medico che supera di colpo i 1.800 assistiti. **La carenza di medici di base non è un titolo: è una fila di persone vere.** In mezzo, dializzati, diabetici, bambini con la febbre a 39 che non possono aspettare tre giorni per un controllo.

In una cittadina del Basso Piemonte, la lista d’attesa per cambiare il medico scorre come una pagina lenta. Intanto l’Azienda sanitaria ha messo a calendario uscite settimanali di due infermieri di comunità: misurano glicemie a domicilio, controllano medicazioni, attivano telemonitoraggio per chi ha BPCO. Capita a tutti quel momento in cui la salute chiede tempo e prossimità, non una stanza d’ospedale.

Il Ministero spinge su un modello già scritto nelle norme del territorio: l’infermiere di famiglia previsto dal DM 77/2022 e dalle reti del PNRR. Una figura per circa 3.000 abitanti, in équipe con medici di base, farmacisti, assistenti sociali. L’idea è semplice: intercettare i bisogni prima che diventino urgenze, cucire continuità tra casa, ambulatorio e Casa di Comunità. Meno ricoveri evitabili, più presa in carico vicina.

Cosa cambia, concretamente, per i cittadini

L’accesso non passa da una porta segreta. Si entra dalla Casa di Comunità, dalla farmacia di quartiere, o da un numero unico della ASL che indirizza all’infermiere di famiglia della propria zona. Primo step: un colloquio breve, due misurazioni, una mappa delle fragilità della persona e della famiglia. Poi un piano leggero: controlli periodici, contatti rapidi via telefono o app, visite a domicilio per chi non si muove.

C’è un trucco semplice che vale oro: preparare un foglio con terapie, allergie, esami recenti e contatti dei caregiver. Ti evita ripetizioni, ti fa guadagnare tempo nelle prime valutazioni. Diciamolo: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Ma quando succede, la differenza si sente subito, soprattutto nelle settimane di picco influenzale.

Gli errori più comuni? Confondere l’infermiere di famiglia con un piccolo pronto soccorso, oppure pensare che “tanto passa”. Il linguaggio conta: dire come stai, cosa ti preoccupa, cosa ti impedisce di dormire. **Gli infermieri di famiglia non sostituiranno il medico, lo affiancheranno.** Sono la cerniera tra prevenzione, cronicità e piccoli incidenti domestici.

“Non rubiamo lavoro ai medici, liberiamo tempo per i casi complessi. A noi il quotidiano, a loro le decisioni cliniche più pesanti”, racconta Maria R., infermiera di famiglia a Reggio Emilia.

  • Controlli e educazione su diabete, ipertensione, BPCO
  • Medicazioni e gestione di cateteri e stomie
  • Vaccinazioni di prossimità e richiamo screening
  • Telemonitoraggio, triage telefonico e invio mirato al medico
  • Collegamento con assistenza sociale e caregiver

Costi, tempi, domande aperte

È una rivoluzione che si vede nei dettagli, non negli slogan. La grande domanda resta il “come”: organici, formazione, coordinamento con i medici di base che non vogliono perdere relazione con i pazienti. Il Ministero parla di accelerazione sul territorio e di copertura graduale, con regole comuni e adattamenti regionali. **Il vero test sarà sul territorio, nelle case e nelle farmacie di quartiere.** Ci vorrà una regia unica, contratti chiari, strumenti digitali semplici da usare anche a 80 anni. E uno sguardo lungo: prevenzione oggi per non esplodere domani.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Infermiere di famiglia Figura territoriale per circa 3.000 abitanti, in team con il medico di base Capisci chi ti segue e dove trovarlo
Presa in carico Colloquio iniziale, piano personalizzato, controlli periodici e domiciliarità Sai cosa succede dopo la prima visita
Benefici attesi Meno accessi impropri al pronto soccorso, più prevenzione e continuità Riduci attese, guadagni salute vicino a casa

FAQ :

  • Chi è l’infermiere di famiglia e di comunità?Un professionista infermiere che lavora sul territorio, segue famiglie e persone fragili, coordina prevenzione e assistenza di base in rete con il medico di famiglia.
  • Come si contatta nella mia zona?Tramite Casa di Comunità, numero della ASL o farmacia aderente; in molte regioni esiste già un punto unico di prenotazione.
  • Serve la richiesta del medico?Per valutazioni e educazione sanitaria no; per alcune prestazioni specifiche è il team che decide il percorso insieme al medico.
  • Ha un costo per il cittadino?No, rientra nei servizi del Servizio Sanitario Nazionale; eventuali ticket seguono le regole regionali come per gli altri servizi.
  • Quando parte davvero?Il modello è attivo in modo graduale e diverso tra regioni; il Ministero ha indicato un’accelerazione con attivazioni progressive nel biennio in corso.

2 commenti su “Carenza di medici di base, il piano del Ministero: arrivano gli infermieri di famiglia”

  1. Bella idea, ma dove li trovate gli infermieri? Il DM 77/2022 c’è da un pezzo: senza organici, formazione e contratti chiari, tutto rischia di restare sulla carta.

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