Il segreto della longevità in Sardegna: scoperto il gene dei centenari di Perdasdefogu

Il segreto della longevità in Sardegna: scoperto il gene dei centenari di Perdasdefogu

Tra montagne aspre, cortili assolati e merende lente, un paese minuscolo dell’Ogliastra mette a nudo una domanda grande: perché qui si arriva a 100 anni con una naturalezza disarmante? La risposta non sta solo nella minestra di legumi e nelle chiacchiere al bar. Un’équipe di ricercatori ha isolato una variante genetica che spunta spesso dove le candeline superano il secolo.

Il bar di via Roma, a Perdasdefogu, apre con il profumo di caffè e di pane caldo. Un uomo con le mani da pastore piega il giornale, racconta della zia che coltiva l’orto “da quando l’ho conosciuta”. Fuori, il vento pettina le ginestre e spinge due signori ultranovantenni a sedersi all’ombra, uno sguardo al cielo, uno alla briscola. Sembra una mattina qualunque. Poi qualcuno sussurra: “Hanno trovato il gene”. Una frase breve. Che punge.

Un paese che sfida l’orologio

Qui la vecchiaia ha un passo diverso. Non c’è fretta, e le giornate si misurano in piccoli gesti: il formaggio tagliato sottile, il camminare piano in salita, le visite senza appuntamento. Gli scienziati hanno raccolto saliva e storie, anni fa, e hanno iniziato a collegare punti. Un nome ricorre tra le provette: FOXO3. Una variante che, nelle famiglie più longeve, ritorna come un ritornello. Non è magia. È statistica che si incastra con la vita di tutti i giorni.

La famiglia Melis è l’esempio che aiuta a vedere: fratelli e sorelle capaci di sommare secoli, Guinness alla mano, e la stessa abitudine di salire e scendere colline come scale di casa. Nei registri del Comune sfila un elenco di centenari che pare un albo d’onore. Un genetista dell’IRGB a Lanusei racconta di campioni, alberi genealogici, mappe. La variante del gene della longevità si accende spesso nello stesso fazzoletto di terra, come una lucciola. Non è l’unica. Ma brilla.

Gli studiosi spiegano che il gene non allunga i giorni da solo. Riduce rischi, regola la risposta allo stress, mette ordine nella riparazione delle cellule. Quando incontri poca contaminazione esterna, matrimoni tra vicini, diete simili per generazioni, quel segnale si fa più chiaro. La biologia fa la sua parte, il contesto fa il resto. È un equilibrio fragile e potente. La scienza non sostituisce i legami, li rende leggibili.

Dalla provetta alla cucina di casa

Come si traduce un gene in gesti quotidiani? Si parte da cose semplici: tre porzioni di legumi a settimana, verdure amare, pane a lievitazione lenta, carne solo nelle feste grandi. Camminare in salita 30 minuti, a passo di conversazione, non di gara. Un bicchiere di Cannonau con il pasto, non il venerdì notte. Dormire quando il corpo lo chiede, senza forzare. Non serve una rivoluzione. Serve costanza morbida.

Capita a tutti quel momento in cui la giornata scivola e non trovi lo spazio per te. Qui entrano in gioco due leve: routine gentili e comunità. Metti in agenda una “passeggiata utile” (fare la spesa a piedi, salire le scale, andare a salutare un vicino). C’è un errore che si ripete: copiare la dieta sarda con freddezza, senza il contorno sociale che la sostiene. Diciamolo chiaro: nessuno lo fa davvero tutti i giorni. Ma provarci quasi sempre cambia già la traiettoria.

Un’anziana di 101 anni lo dice senza giri di parole.

“Non ho mai contato le calorie. Ho contato i passi per andare a trovare mia sorella.”

  • Piatto base della settimana: minestra di fave e cicoria, con olio buono.
  • Ritmo: pasti regolari, cena leggera prima che faccia buio.
  • Movimento: salite brevi, più volte al giorno, non solo palestra.
  • Relazioni: un caffè con un vicino vale come un integratore.
  • Alcol: uno, con il cibo, non tre con il telefono in mano.

Quello che ci dice davvero il gene

La scoperta non è un lasciapassare. È una lente che ci permette di vedere il corpo mentre si aggiusta. La variante di FOXO3, dicono i ricercatori, parla di resilienza: infiammazione più bassa, metabolismo più flessibile, riparazione cellulare meno pigra. In Sardegna ha trovato casa in comunità con poca dispersione genetica, per ragioni storiche e geografiche. Il paesaggio chiuso ha fatto da culla. La cultura l’ha cullata.

Da fuori sembra una favola. Dentro è una routine di scelte che si sommano: niente fumo, latte di pecora e non di mucca, pane di grano duro, formaggi stagionati ma in quantità piccole, lavoro fisico e pause corte. A Perdasdefogu il laboratorio non ha pareti. È la piazza, è la cucina, è la vigna. Lo studio aggiunge una prova, non una sentenza. La longevità nasce dove gene e gesto si stringono la mano.

La parte affascinante è che i segnali genetici non sono un destino immobile. La biologia dialoga con come viviamo. Chi porta la variante e cambia abitudini la spegne o l’accende in modo diverso. Chi non la porta, e vive come i vicini, guadagna ugualmente anni in salute. In quel dialogo riconosci un insegnamento semplice e duro: la vita quotidiana pesa più del titolo di studio del DNA.

La sintesi non chiude la storia, la allarga. Il gene dei centenari di Perdasdefogu è un indizio forte che rende misurabile ciò che la gente del posto ripete senza microfono: non si invecchia da soli. La scienza lo conferma, la cronaca lo racconta, i volti lo mostrano. Portiamo a casa un metodo, non un feticcio. Un piatto caldo con legumi, una passeggiata con dislivello, due telefonate sincere a settimana. Piccole cose, ripetute, che cambiano la musica del sangue. La Sardegna resta lì, orgogliosa e ruvida. Il suo segreto, ora, suona un po’ meno mistero e un po’ più promessa.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Variante genetica associata FOXO3 più frequente nei centenari di Perdasdefogu Capire il “perché” biologico della longevità
Stile di vita sardo Legumi, verdure amare, camminate in salita, relazioni strette Azioni concrete da copiare senza estremismi
Gene × ambiente Resilienza cellulare che cresce con abitudini coerenti Motivazione pratica: i gesti quotidiani amplificano i vantaggi

FAQ :

  • Il “gene dei centenari” è stato davvero scoperto?È stata identificata una variante, legata al gene FOXO3, molto ricorrente nei centenari locali. Indizio forte, non bacchetta magica.
  • Se non ho quella variante posso vivere a lungo?Sì. Dieta semplice, movimento quotidiano, poco stress e legami sociali prolungano la salute anche senza il “bonus” genetico.
  • Che cosa mangiano a Perdasdefogu ogni giorno?Pane di grano duro, legumi, verdure di stagione, olio d’oliva, formaggi di pecora. Carne raramente, vino solo ai pasti.
  • Il vino rosso aiuta davvero?Un bicchiere con il cibo può rientrare in uno stile sano. Tre bicchieri senza mangiare no. Misura e contesto contano.
  • Posso fare un test per sapere se ho quella variante?Esistono test genetici, ma servono counseling e prudenza. Il risultato va sempre letto insieme alle abitudini di vita.

1 commento su “Il segreto della longevità in Sardegna: scoperto il gene dei centenari di Perdasdefogu”

  1. Wouah, enfin un article qui marie gènes et gestes du quotidien sans vendre du rêve. FOXO3 comme indice, pas baguette magqiue: ça change tout. J’adore l’idée de “routine gentille” et de marcher en montée à pas de conversation 🙂 La nuance entre biologie et communauté est top; la phrase sur compter les pas plutôt que les calories m’a touché.

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