Un genitore fa un bonifico al figlio: gesto d’aiuto o donazione con regole precise? La Cassazione ha fatto chiarezza su quando serve l’atto notarile per non trasformare un aiuto familiare in una grana fiscale. Ecco cosa cambia davvero.
Ha scritto l’IBAN di sua figlia, che sta chiudendo il compromesso per la prima casa. “Faccio io il bonifico del saldo”, sussurra al direttore. Lui annuisce, poi chiede: “È una donazione o un prestito? Ha un atto?”. La stanza si raffredda, il tempo rallenta. Bianchi balbetta: “È per aiutarla, no?”. Un dipendente indica la causale, spiega che per certe cifre non basta un click. A pochi metri, una coppia giovane controlla le notifiche sul telefono. Tutto sembra semplice. Quasi mai lo è.
Bonifico al figlio: gesto d’amore o atto giuridico?
In Italia, trasferire denaro a un figlio non è solo una questione familiare. È anche un tema di forma giuridica. La Cassazione ha ribadito che il bonifico può essere una donazione vera e propria, e che oltre il **modico valore** non basta la stretta di mano. Servono parole, carta, responsabilità. Perché? Perché una donazione “importante” richiede l’**atto notarile** con testimoni, altrimenti rischia di essere nulla. Non una finezza da giuristi: è il confine tra un aiuto valido e un passaggio che può essere contestato, persino anni dopo, magari da altri eredi o dall’Agenzia delle Entrate.
Pensiamo a Serena, 28 anni, che compra un bilocale con un mutuo al 70%. I genitori le mandano 40.000 euro con un bonifico “per acquisto casa”. La banca registra, il rogito si chiude, tutti sereni. Più tardi, però, il fratello contesta: “Quelli erano soldi di famiglia, non tua donazione”. Qui la Cassazione è stata chiara: se il transfer è destinato a pagare il prezzo dell’immobile e risulta nell’atto di compravendita, parliamo di **donazione indiretta**. Non serve forma notarile a parte, l’operazione vive dentro il rogito. Se invece quei 40.000 arrivano “liberi” sul conto, senza legame con un acquisto, la forma è quella della donazione diretta e può servire il notaio.
La logica seguita dai giudici è lineare. La donazione diretta di una somma non modesta è un contratto: va fatto per atto pubblico, altrimenti è a rischio nullità. La donazione indiretta, invece, si realizza tramite un’altra operazione (per esempio il pagamento del prezzo dell’immobile a favore del figlio), e la forma si “assorbe” nell’atto principale, purché la liberalità emerga chiaramente. Tradotto: il dettaglio scritto conta. E conta anche la proporzione: cosa significa “modico”? Dipende dalle condizioni di chi dona. Per qualcuno 10.000 euro pesano, per qualcun altro no. È lì che si gioca la partita.
Quando serve davvero il notaio (e quando no)
Ci sono tre strade, e conviene scegliere prima di cliccare “invia”. Se regali una somma rilevante senza una destinazione specifica, l’**atto notarile** è la rete di sicurezza: valida la donazione e mette a posto le imposte, con franchigia fino a un milione per ogni figlio. Se paghi il prezzo della casa del figlio, fai risultare la liberalità nel rogito del venditore: è una donazione indiretta, inserita e dichiarata. Se invece i soldi sono un prestito, serve una scrittura privata, meglio registrata, con termini chiari di restituzione. Stessa banca, stesse cifre. Implicazioni completamente diverse.
Gli errori tipici? Causali vaghe come “aiuto” o “famiglia”. Oppure cambiare storia a seconda dell’interlocutore: “È un regalo” al figlio, “È un prestito” al fratello. Ci siamo passati tutti, quel momento in cui il cuore corre più veloce della burocrazia. Diciamolo chiaro: nessuno lo fa davvero tutti i giorni. I rischi, però, sono concreti. Un controllo fiscale può riqualificare somme cospicue come donazione non dichiarata, con recupero d’imposta e sanzioni, specie se si superano le franchigie o se c’è incoerenza tra bonifico, documenti e atti.
“La forma non è burocrazia: è una protezione per genitori e figli. Carta canta quando le cifre pesano.”
- Usa bonifico tracciabile e indica una causale precisa: “liberalità genitoriale ex art. 809 c.c. per acquisto immobile, da dichiarare in atto”.
- Se è prestito, metti tutto per iscritto: importo, scadenze, tasso (anche zero), modalità di rimborso. Registra la scrittura.
- Per la casa, fai emergere la liberalità nel rogito: l’esenzione donazioni si applica entro le franchigie, ed eviti contestazioni tra eredi.
- Valuta il “modico valore” rispetto al tuo patrimonio: pochi per te può essere tanti per la legge.
- Evita contanti oltre soglia e spezzatini sospetti: i limiti antiriciclaggio non perdonano.
Le domande che restano e la scelta di famiglia
Ogni bonifico ai figli racconta una storia. Un trasloco che inizia, una difficoltà che finisce, un passo di fiducia. *A volte basta cambiare una riga di causale per cambiare il destino di quei soldi*. Non è un dettaglio estetico: è il ponte tra l’intenzione e la realtà. La Cassazione ha ridisegnato i contorni con una bussola semplice: donazione diretta rilevante? Forma notarile. Donazione indiretta che risulta dall’atto principale? Lascia parlare quel documento. Tra queste due rive si muovono le nostre scelte.
Non c’è una soluzione universale, c’è il contesto. C’è chi vuole proteggere gli altri figli con clausole di collazione, chi ha bisogno di muoversi in fretta verso il rogito, chi preferisce un prestito per responsabilizzare. La legge non spegne il calore del gesto, lo incanala. Sta a noi decidere come. E raccontarlo bene, nero su bianco, prima che i ricordi sfumino.
| Punto chiave | Dettaglio | Interesse per il lettore |
|---|---|---|
| Donazione diretta vs indiretta | Denaro “libero” al figlio richiede forma notarile se non modico; se finanzia un atto (es. acquisto casa) e risulta nel rogito, è donazione indiretta | Capire se serve davvero il notaio o basta il rogito |
| Franchigie e imposte | Tra genitori e figli, franchigia 1.000.000 € per beneficiario; oltre, imposta 4% sull’eccedenza | Evitare sanzioni e pianificare i trasferimenti senza sorprese fiscali |
| Prestito in famiglia | Scrittura privata con termini chiari, meglio registrata; causale coerente con i rimborsi | Prevenire riqualificazioni e contenziosi tra parenti o con il Fisco |
FAQ :
- Quando serve l’atto notarile per un bonifico al figlio?Quando si tratta di una donazione diretta di somma non modica, senza un atto principale che la “ospiti”. L’atto pubblico con testimoni rende la donazione valida e fiscalmente allineata.
- Come scrivere la causale del bonifico per l’acquisto casa del figlio?Indica che si tratta di liberalità destinata all’acquisto e chiedi al notaio di farla risultare nel rogito: esempio “liberalità genitoriale per pagamento prezzo immobile, da dichiarare in atto”.
- Qual è la differenza tra donazione e prestito al figlio?Nella donazione non c’è obbligo di restituzione; nel prestito sì. Per il prestito serve una scrittura con importo, tempi e rimborsi, preferibilmente registrata.
- Che cosa significa “modico valore”?È una misura relativa al patrimonio e al reddito di chi dona. Una somma può essere modesta per qualcuno e significativa per altri; valutazione caso per caso.
- Cosa rischio se ho già fatto il bonifico senza notaio?Se è donazione rilevante e non risulta in un atto principale, può essere contestata o considerata nulla. In caso di verifica, il Fisco può chiedere imposte e sanzioni dove dovute. Parla con un notaio per rimediare, anche con un atto successivo coerente.










Donc si je paie directement le prix de l’appart de mon fils au notaire et que c’est mentionné dans le rogito, pas besoin d’acte de donation séparé, c’est bien ça ?
Toujours plus de paperasse… On aide nos enfants et on risque des sanctions ? Franchement, la frontière du “modico valeur” est trop floue. Pourquoi ne pas fixer des seuils clairs (revenu/patrimoine) et un simulateur officiel ? Avec la franchise à 1 M€ et l’impôt à 4% au‑delà, un peu de clarté éviterait bien des embrouilles pour les familles et les banques.