Direttiva Case Green, l’Italia vara il piano: quali abitazioni dovranno cambiare classe energetica

Direttiva Case Green, l'Italia vara il piano: quali abitazioni dovranno cambiare classe energetica

Con il piano nazionale appena varato, l’Italia mette in fila date, priorità e regole. La domanda che rimbalza nei condomìni è una sola: la mia casa dovrà cambiare classe energetica, sì o no?

Alle 8 del mattino, nell’androne di un palazzo anni ’70 vicino a una fermata della metro, l’amministratore ha appeso un foglio nuovo tra pubblicità di idraulici e avvisi di ascensore. “Assemblea straordinaria: adeguamento energetico.” Le persone si fermano, leggono due righe, sospirano. Un signore con la sciarpa piega la bolletta e la infila in tasca, una vicina chiede se “basteranno gli infissi”. Qualcuno fa una foto al cartello, qualcuno scuote la testa. C’è una sensazione strana, come quando si capisce che un cambiamento non passerà di lato. Il piano c’è, adesso bisogna capire chi rientra, quando, e con che soldi. Una porta si apre, arriva l’odore di caldaia accesa. Le domande si attaccano all’aria. La risposta non è uguale per tutti.

Chi dovrà cambiare classe energetica

La linea del governo è chiara: si parte dalle case che disperdono più energia. A finire nel mirino saranno le abitazioni in coda alla classifica, le più vicine alla **classe G**, spesso anche molte **F**. Condomini degli anni ’60-’80 con muri sottili e impianti centralizzati, unifamiliari in zone fredde con caldaie a gasolio, piccoli edifici mai isolati. Non è un giudizio morale, è una fotografia. Il principio è semplice: ridurre i consumi medi e tagliare le bollette dove l’intervento fa più differenza.

Un esempio concreto aiuta. Prendiamo un bilocale in una periferia di città del Nord, 65 metri quadrati, senza cappotto, con serramenti a vetro singolo. Consumi stimati in APE: 180 kWh/m² anno. In una scala del genere, basta una stagione rigida per spingere il riscaldamento a palla e sentire comunque freddo. Queste abitazioni rientrano tra le “peggiori” su cui il piano punta per prime. In Italia, quasi 6 case su 10 sono tra E, F e G: il bacino è enorme e non parliamo solo di case vecchie di provincia, ma anche di quartieri popolari cittadini.

Le tappe fissate a Bruxelles danno la cornice: riduzione dei consumi medi del parco residenziale del 16% entro il 2030 e attorno al 20-22% entro il 2035, con la fetta maggiore del taglio ottenuta proprio dai fabbricati più energivori. Nuovi edifici “a emissioni zero” dal 2030, addio incentivi alle caldaie fossili stand-alone già dal 2025 e uscita graduale dei generatori a gasolio e gas entro il 2040. Tradotto in vita reale: priorità alle case “freddolose”, lavori più probabili quando si vende, si affitta o si ristruttura in modo importante. E più velocità dove i consumi sono un colabrodo.

Come salire di classe senza perdersi

Si parte sempre da una diagnosi. Non l’APE volante, ma una valutazione energetica con sopralluogo, termocamera e calcoli. Serve per costruire un “pacchetto” a misura: cappotto e isolamento del tetto, poi serramenti, quindi impianto e produzione rinnovabile. Nei condomìni funziona per step, con progetti che tengano insieme facciate, cornicioni, balconi. Nelle unifamiliari è più rapido: una regia tecnica, una timeline in mesi, e si sale di classe senza sorprese.

Gli errori nascono quando si inseguono i bonus senza un progetto. Pompa di calore sovradimensionata, cappotto su muri umidi, serramenti nuovi con spifferi dai cassonetti: soldi buttati e comfort che non arriva. Meglio un intervento in meno, ma coerente. Diciamocelo: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Ecco perché serve un tecnico che parli chiaro, preventivi comparabili e tempi scritti. Un cantiere bene pensato costa meno anche in ansia.

Prima di firmare, c’è una checklist semplice che fa la differenza. Chiedete di mettere nero su bianco il salto di classe atteso, i materiali del cappotto, il COP reale della pompa di calore in zona climatica, la resa del fotovoltaico sul vostro tetto. Nel dubbio, una seconda perizia evita mesi di pentimenti. E non dimenticate le parti comuni: dal vano scala al locale caldaia passa tanta energia invisibile.

“Nove volte su dieci il risparmio vero arriva dalla combinazione giusta: isolamento + impianto efficiente + controllo dei ricambi d’aria. Il resto sono cerotti.”

  • Audit energetico con termografia e Blower Door Test
  • Progetto con fasi, costi e salto di classe stimato
  • Scelta impianto: **pompa di calore ibrida** dove ha senso
  • Valutazione incentivi e pratiche prima del cantiere
  • Manutenzione programmata e monitoraggio consumi

Il bivio dei prossimi mesi

A chi non è mai capitato di guardare la bolletta e promettersi che “alla prossima stagione cambio tutto”? Il nuovo piano rende quella promessa meno vaga e più concreta. La direzione è unica, i tempi sono più stretti, ma la traiettoria si costruisce casa per casa. Ci sono esenzioni per edifici storici e casi particolari, ci sono strumenti che stanno evolvendo, ci sono quartieri dove la spinta arriverà forte e altri dove servirà più dialogo. *Il punto non è solo rispettare una norma: è scegliere come vorremo abitare tra dieci anni.* E in questa scelta entrano comfort, salute, valore dell’immobile, perfino rapporti di buon vicinato. Raccontatelo sul pianerottolo: spesso da lì iniziano i cambiamenti utili.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Chi deve intervenire Abitazioni in coda alla scala (prevalenza **F-G**), impianti obsoleti, zone climatiche fredde Capire se la propria casa rientra tra le priorità
Scadenze Taglio medio consumi: 2030 e 2035; nuovi edifici a emissioni zero dal 2030; uscita caldaie fossili entro 2040 Pianificare tempi e lavori senza corse
Interventi e incentivi Cappotto, serramenti, pompe di calore, fotovoltaico; ecobonus, bonus casa, conto termico, prestiti green Stimare budget e scegliere il mix più efficace

FAQ :

  • Quali abitazioni dovranno cambiare classe energetica per prime?Quelle con prestazioni peggiori nel parco residenziale, in particolare molte case in classe F e G, condomìni datati e abitazioni con impianti a gasolio o a bassa efficienza.
  • Esistono esenzioni o casi particolari?Sì: edifici vincolati o di pregio storico, luoghi di culto, immobili temporanei o agricoli non residenziali. Gli Stati possono escludere piccoli edifici e situazioni “tecnicamente o economicamente sproporzionate”.
  • Quali sono le scadenze principali da tenere a mente?Riduzione dei consumi medi al 2030 e 2035, nuovi edifici a emissioni zero dal 2030, stop agli incentivi per caldaie fossili “stand-alone” già dal 2025 e percorso di phase-out entro il 2040.
  • Quanto può costare un salto di classe?Per un appartamento medio, pacchetti tipici vanno indicativamente da 20 a 45 mila euro; per un’unifamiliare possono salire a 40-90 mila. Il range cambia con zona climatica, materiali e impianti scelti.
  • Che incentivi ci sono e come accedervi?Ecobonus e Bonus Casa per interventi singoli, Conto Termico per pompe di calore e solare termico, strumenti di credito e garanzie in arrivo con il recepimento nazionale. Le pratiche vanno impostate prima dei lavori.

2 commenti su “Direttiva Case Green, l’Italia vara il piano: quali abitazioni dovranno cambiare classe energetica”

  1. Je suis locataire en classe F: qui paie quoi, et à quel moment? Proprio obligé d’agir avant 2030 ou seulement à la prochaine grosse rénovation?

  2. Mon syndic va enfin avoir une excuse pour repeindre la cage d’escalier… sauf que c’est pas dans le plan énergétique, hein? 🙂

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