Poi arrivano una casa da comprare, un controllo in banca, una domanda dell’Agenzia delle Entrate. E quel gesto candido si complica. Un ex notaio ci spiega dove si nascondono le trappole, e come evitarle senza perdere la spontaneità.
La scena è quella di una cucina di domenica sera. Un padre apre l’app della banca, digita 15.000 euro, inserisce nella causale “aiuto per la caparra” e invia. Il telefono vibra, arriva il “bonifico eseguito”. Si sente utile, quasi sollevato. Era un gesto d’amore, non un’operazione finanziaria.
Qualche mese dopo, al preliminare di una piccola casa, il notaio chiede: “Origine dei fondi?”. Silenzio. File poco chiare, causali vaghe, nessuna carta a supporto. Lo stesso bonifico che aveva tolto un peso ora ne crea un altro. Il padre abbassa lo sguardo. Il figlio sospira. La verità è più spigolosa di quanto immaginiamo.
La soluzione non è complicata, ma va capita. E scelta con cura. Breve, sì. Ma decisiva.
Perché un bonifico ai figli non è sempre “solo un aiuto”
Per il fisco, i soldi che passano non sono mai solo soldi. Un bonifico verso un figlio può essere una donazione, un prestito, o un contributo all’acquisto di un bene. Cambia tutto: forma, tempi, rischi. “Donazione” non è una parola da biglietto d’auguri, è un istituto giuridico con regole rigide.
Se la somma non è di modico valore, la legge pretende l’atto pubblico con notaio e due testimoni. Mancando l’atto, la donazione diretta è nulla. E una nullità può scoppiare anni dopo, quando meno te l’aspetti. **Non è solo una questione di tasse.** È validità degli atti e pace familiare.
Prendiamo Giulia, 28 anni, che riceve 20.000 euro dal padre per la caparra di un bilocale. Tutto via bonifico, causale “aiuto”. Al rogito, la banca del venditore chiede la tracciabilità. Il notaio chiede una dichiarazione chiara: donazione? prestito? contributo all’acquisto? La risposta “È per aiutarla” non basta. Si perde tempo, si scrivono integrazioni, la pratica resta sospesa.
Non è un caso isolato. Le famiglie italiane sostengono spesso i figli nel primo acquisto, nelle spese di avvio, nelle emergenze. Quando il flusso di denaro non è spiegato, può innescare accertamenti sul beneficiario o dubbi in banca. Una causale sbagliata oggi diventa una domanda insistente domani.
Il punto legale è doppio. Primo: la donazione diretta, per somme non modiche, richiede il notaio (art. 782 c.c.). La “modicità” dipende dal patrimonio di chi dona, non c’è un numero uguale per tutti. Secondo: esiste la donazione indiretta, tipica quando il genitore paga la casa del figlio. Qui la Cassazione ammette forme semplificate, purché sia tracciabile la finalità e sia tutto dichiarato nell’atto di compravendita. Sulle imposte, tra genitori e figli c’è una franchigia di 1 milione a testa e aliquota del 4% oltre. Il fisco non “salta addosso” ai bonifici fatti bene. Salta su quelli opachi.
Cosa fare per aiutare i figli senza scivoloni fiscali
La prima mossa è nominare le cose. Se è una donazione, scrivilo nella causale: “Donazione a favore di [Nome Figlio] per [finalità]”. Aggiungi data e riferimento a documenti allegati. Se è un contributo per acquistare casa, meglio bonificare direttamente al venditore il giorno del rogito, con dichiarazione nell’atto: è una donazione indiretta tracciata.
Se è un prestito infruttifero, fate una scrittura privata con importo, tempi di restituzione e modalità. Registrarla all’Agenzia delle Entrate costa poco e evita guai. Archivia screenshot, email, messaggi: servono a raccontare la storia dei soldi. **Diciamolo chiaro: nessuno lo fa davvero tutti i giorni.** Ma quel quarto d’ora val bene anni di serenità.
Gli errori tipici? Spezzettare i bonifici per “non far vedere” l’importo. Tenere causali vaghe tipo “regalo”. Usare contanti per urgenze grosse. Ignorare che tra fratelli, in futuro, si aprirà il tema della collazione e delle quote di legittima. Abbiamo tutti vissuto quel momento in cui l’aiuto diventa imbarazzo perché mancano le parole giuste. Scriverle in anticipo toglie peso ai silenzi.
Un ex notaio ce l’ha detto così:
“La differenza non la fa il numero di zeri, la fa la chiarezza della storia che racconti con i documenti. Tracciare significa proteggere.”
Per non perdere il filo, tieni un mini dossier familiare con:
- causali standard già pronte;
- copie dei bonifici e messaggi di accompagnamento;
- eventuali scritture private e ricevute di registrazione.
Non serve essere giuristi, serve metodo.
Il punto vero: trasparenza oggi, serenità domani
La paura non aiuta, la trasparenza sì. Un bonifico al figlio è una scelta affettiva prima che economica. Se la racconti bene, smette di essere sospetta e diventa un tassello solido della sua storia finanziaria. Una causale chiara è una mano tesa anche al funzionario di banca o al notaio.
La famiglia cambia, i lavori cambiano, i soldi vanno e vengono. Restano i documenti che spiegano perché un aiuto è arrivato in quel momento. Quel perché impedisce al fisco di scambiarlo per reddito occulto, ai fratelli di leggere un’ingiustizia, alla banca di bloccare l’operazione. Non c’è magia, c’è diligenza.
Un ex notaio lo ripete come un mantra: meglio una pagina scritta oggi che cento spiegazioni domani. Se stai pensando a un bonifico, prenditi un caffè, respira e chiediti che nome abbia quel gesto. Poi mettilo nero su bianco. Le famiglie che lo fanno non hanno meno amore. Hanno meno guai.
| Punto chiave | Dettaglio | Interesse per il lettore |
|---|---|---|
| Donazione vs prestito | Donazione oltre il modico valore richiede atto notarile; il prestito infruttifero si tutela con scrittura registrata | Evitare nullità e fraintendimenti futuri |
| Causale e tracciabilità | Causali specifiche, documenti salvati, coerenza tra bonifico e finalità | Ridurre controlli e ritardi bancari o fiscali |
| Acquisto casa | Meglio donazione indiretta: pagamento al venditore e dichiarazione in atto | Sbloccare il rogito senza intoppi |
FAQ :
- Il bonifico ai figli è tassato?Le somme donate tra genitori e figli non sono reddito IRPEF. Esiste l’imposta di donazione oltre 1 milione di euro per beneficiario, con aliquota 4% sulla parte eccedente. Il vero rischio è formale: bonifici opachi possono generare accertamenti e blocchi operativi.
- Meglio fare donazione o prestito?Dipende dall’obiettivo. Donazione per un aiuto definitivo; prestito infruttifero se c’è restituzione programmata. Per il prestito fate una scrittura con importo e tempi e valutate la registrazione. Per somme non modiche donate, serve atto notarile o donazione indiretta tracciata.
- Serve sempre il notaio?Per la donazione diretta non modica sì, altrimenti è nulla. Per la donazione indiretta collegata alla casa, la finalità va dichiarata nell’atto di compravendita: il notaio in quel caso c’è già e inserisce le clausole utili.
- Ci sono limiti all’importo del bonifico?Non c’è un tetto al bonifico in sé. La “modicità” si valuta rispetto al patrimonio del donante. Sul piano fiscale, tra genitori e figli la franchigia è 1 milione a testa; oltre scatta il 4%.
- I bonifici mensili di sostegno possono creare problemi?Il mantenimento non è reddito tassabile. Usa causali coerenti (“sostegno spese mensili”), conserva le prove del contesto. Evita il contante per importi rilevanti. La chiarezza ripetuta vale più dell’importo.










Chiarissimo il punto sui rischi, ma come si stabilisce in concreto la “modicità” della somma? C’è qualche riferimento pratico (percentuale del patrimonio, soglie usate dalla prassi bancaria) per capire quando serve davvero l’atto pubblico ex art. 782 c.c.? E nel caso di donazione indiretta per la casa, basta la dicitura nel rogito o conviene anche una dichiarazione separata?
Articolo utilissimo, grazie! Da domani scrivo causali precise e salvo gli screen. Mi ha colpito l’idea del mini dossier familiare: sembra pignolo, ma in realtà fa risparmiare ansia. Finalmente qualcuno che spiega senza spaventare.