Trasferire soldi ai figli? Attenzione: per la legge può diventare una donazione

Trasferire soldi ai figli? Attenzione: per la legge può diventare una donazione

La realtà giuridica, però, non è un messaggio su WhatsApp. Per la legge, quei soldi possono trasformarsi in una **donazione**, con regole, forme e ricadute su tasse ed eredità. Se il passaggio non è impostato bene, rischia di essere nullo o di creare guai tra fratelli. La linea è sottile: aiuto, prestito, regalo? Il confine non è nel cuore, è nei documenti.

Era una domenica di pioggia quando Marco ha inviato 10.000 euro alla figlia per la caparra dell’appartamento. Due tocchi sul telefono, «te li ridò appena posso», e un’emoji. A tavola si parlava di mobili, non di atti notarili. Qualche mese dopo, la banca chiede la causale, il fratello sbotta in famiglia, un amico notaio pone la domanda che nessuno voleva sentire: «È un prestito o una donazione?». C’è un momento che abbiamo vissuto tutti, in cui la vita chiede più chiarezza dei nostri buoni propositi. È qui che tutto cambia.

Quando un bonifico “fa click” nella legge

La legge chiama donazione qualsiasi atto con cui si arricchisce qualcuno senza corrispettivo (art. 769 c.c.). Se la somma è rilevante rispetto al patrimonio di chi la dà, la forma richiesta è il pubblico atto con notaio e testimoni (art. 782 c.c.). Esistono le “donazioni di modico valore” (art. 783 c.c.), valide anche senza notaio, ma il “modico” si misura sulla situazione di chi dona. Un bonifico può anche configurare una donazione “indiretta” (art. 809 c.c.) quando realizza un vantaggio attraverso un’altra operazione, come il pagamento del prezzo di una casa. Sembra tutto chiaro. In pratica, è un terreno scivoloso.

Immagina questa scena: genitori che pagano alla figlia la caparra per un bilocale. L’assegno circolare parte dal loro conto, il rogito è intestato alla ragazza, in atto c’è scritto che il prezzo è stato versato dai genitori. Qui la giurisprudenza spesso riconosce la donazione indiretta e non pretende il notaio per la donazione in sé. Diverso, invece, il bonifico “nudo e crudo” da 30.000 euro senza spiegazioni, che rischia l’etichetta di donazione diretta senza forma. In alcune cause, quel denaro è stato qualificato come donazione nulla. Un bonifico non è solo un gesto, è una storia da raccontare con i documenti.

Perché l’inquadramento giuridico conta così tanto? Se la somma è considerata donazione e manca la forma, quella liberalità può essere attaccata. I fratelli potrebbero chiederne la “collazione” in eredità (art. 737 c.c.), i creditori del donante potrebbero contestarla, il fisco potrebbe fare domande. Esiste anche il profilo fiscale: tra genitori e figli c’è una franchigia di 1.000.000 di euro a testa e poi un’aliquota del 4% sull’eccedenza. Non è una cifra che tocca tutti, ma il principio resta. Il diritto non punisce la generosità. Chiede coerenza tra ciò che fai e ciò che scrivi.

Prestito ai figli o regalo? Mettere i paletti

Se l’intento è un prestito, la strada più pulita è una scrittura privata di **prestito infruttifero**. Due pagine semplici: somma, tempi di restituzione, eventuali rate, clausola di rientro libero e firme. Bonifico con **causale del bonifico** chiara, per esempio: “prestito infruttifero ex art. 1813 c.c. a favore di …, restituzione entro …”. Allegare scambi email o PEC aiuta a dare “data certa”. *La tranquillità arriva quando i documenti parlano per noi.* Questo non rende la famiglia meno famiglia. Rende il gesto sostenibile nel tempo.

Errore tipico: “Te li presto, poi vediamo” scritto in chat e bonifico senza causale. Altro errore: spezzettare in più bonifici pensando che “così non si vede”, cosa che può confondere l’antiriciclaggio e complicare la storia. Evita il contante, che sopra i 5.000 euro non è ammesso e comunque non lascia traccia. Se è davvero un regalo, valuta un atto di donazione quando la cifra è significativa. Diciamolo: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Ma quando la somma è il frutto di anni di lavoro, il formalismo vale la serenità.

Le parole aiutano, ma non bastano. Un notaio riassume così il punto:

“Non è la buona fede che salva gli atti, è la forma che li rende forti. Ai figli si dà il meglio, anche sul piano giuridico.”

  • Scrittura privata di prestito, firmata da entrambe le parti.
  • Bonifico con causale specifica e tracciabilità completa.
  • Se è donazione: valutare atto pubblico o, almeno, documentare l’uso (es. acquisto prima casa).
  • Conservare estratti conto, mail, ricevute e ogni pezzo di storia.

Eredità, tasse, serenità familiare

Qui si gioca un’altra partita: l’equilibrio tra figli. Le somme date in vita a un figlio possono rientrare nei conteggi dell’eredità tramite la collazione. Non significa che non si possa aiutare oggi, significa che la fotografia finale deve restare equa. Chi riceve per comprare casa con i soldi dei genitori spesso rientra nella donazione indiretta, con effetti anche fiscali particolari; in certe ipotesi, l’imposta di donazione non si applica, ma restano le imposte collegate all’acquisto. Banche e intermediari possono chiedere chiarimenti per antiriciclaggio, nulla di drammatico se i documenti sono in ordine. Accade anche che, anni dopo, un fratello contesti un bonifico “di aiuto” diventato una ferita. A quel punto è il foglio firmato a chiudere la discussione. La legge non pretende gesti freddi. Pretende gesti chiari.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Prestito documentato Scrittura privata, causale precisa, tracciabilità Evitare che il prestito venga scambiato per donazione
Donazione consapevole Atto pubblico se la somma non è “modica”; valutare donazione indiretta Atto valido e difendibile, meno rischi in eredità
Equilibrio familiare Collazione tra fratelli, franchigia 1.000.000€ e 4% oltre Mantenere pace e giustizia in famiglia, senza sorprese fiscali

FAQ :

  • Posso fare un bonifico di 20.000 euro a mio figlio senza notaio?Puoi farlo, ma giuridicamente potrebbe essere qualificato come donazione. Se non è “modico valore”, senza atto pubblico rischia contestazioni. Valuta prestito scritto o donazione indiretta legata a una spesa precisa.
  • Meglio scrivere “donazione” o “prestito” nella causale?Scrivi ciò che è davvero. Se è prestito, indica “prestito infruttifero ex art. 1813 c.c.” con termini. Se è regalo, scrivi “liberalità/donazione”. La causale non basta da sola, ma orienta e fa prova con gli altri documenti.
  • Devo pagare imposta di donazione tra genitori e figli?Sotto 1.000.000 di euro per beneficiario non si paga. Oltre, si applica il 4% sulla parte eccedente. Per donazioni indirette collegate all’acquisto di casa, la disciplina può essere diversa: confrontati con notaio o consulente.
  • Cosa succede in eredità se ho aiutato solo uno dei miei figli?Le somme donate possono essere imputate e portate in collazione per riequilibrare. Se era un prestito con prova scritta, rientra come debito da restituire e non come quota in più ricevuta.
  • Posso dare contanti per evitare problemi?Meglio di no. Il limite al contante oggi è 5.000 euro e i contanti non lasciano traccia. I bonifici con documenti al seguito proteggono te e i tuoi figli, anche anni dopo.

1 commento su “Trasferire soldi ai figli? Attenzione: per la legge può diventare una donazione”

  1. Se aiuto mio figlio con 20.000€ per la caparra e scrivo nella causale “prestito infruttifero ex art. 1813 c.c., restituzione entro 24 mesi”, basta questo oppure serve comunque una scrittura privata firmata da entrambi? E in caso di ritardo nella restutizione, come si prova senza notaio?

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