Ex notaio mette in guardia i genitori: il bonifico a un figlio può valere come donazione

Ex notaio mette in guardia i genitori: il bonifico a un figlio può valere come donazione

Un ex notaio lancia un avviso semplice e spiazzante: quel bonifico “innocuo” al figlio potrebbe essere letto come una donazione. Con conseguenze giuridiche e fiscali reali, anche anni dopo.

Sembra un gesto naturale, quasi automatico, come allungare una coperta quando fa freddo. Poi il dubbio: scrivo “regalo”, “prestito”, “per spese”? E se un domani mia figlia rivendica la sua parte, o l’Agenzia delle Entrate fa domande, che succede davvero? Un ex notaio, ormai fuori studio, guarda questi movimenti con l’occhio di chi ha visto famiglie spezzarsi per una causale sbagliata o un silenzio di troppo. La vita è più veloce dei formalismi. Ma i formalismi, quando servono, arrivano puntuali.

Quando un bonifico diventa davvero una donazione

Chi invia denaro a un figlio pensa a un gesto privato, non a un atto con effetti legali. Eppure molte sentenze hanno riconosciuto che il trasferimento di denaro può integrare una liberalità, a volte una vera donazione, con riflessi su eredità e tasse. Il confine non è teorico: si gioca tra “aiuto occasionale” e trasferimento che incide sugli equilibri tra eredi.

Immaginiamo Marco, 63 anni, che bonifica 30.000 euro al figlio Lorenzo “per la caparra della casa”. Passano otto anni, Marco muore, le sorelle di Lorenzo aprono la successione e scoprono quel bonifico. Non era un prestito scritto, non c’era atto pubblico, e la cifra non era modica per il patrimonio del padre. Si apre il tema della “collazione” e della “riduzione”: cioè rimettere in equilibrio le quote tra fratelli, perché quel denaro può contare come donazione anticipata.

Il diritto distingue: la donazione formale richiede atto pubblico e testimoni, salvo valori modici proporzionati alle condizioni del donante. Esistono poi le liberalità indirette, dove il denaro serve a pagare una spesa del figlio o a intestargli un bene, e qui il bonifico diventa la prova del sostegno gratuito. In entrambi i casi, quel passaggio di denaro può rientrare nel calcolo successorio e diventare terreno di confronto tra familiari.

Come scrivere la causale, scegliere tra prestito e donazione, e non pentirsene

La prima mossa è decidere se il trasferimento è un regalo o un prestito. Se è donazione e l’importo non è modesto rispetto al tuo patrimonio, la via lineare è il notaio, con atto pubblico. Se invece è un prestito, serve una **scrittura privata di prestito** (anche infruttifero), con data certa e termini di restituzione, da registrare all’Agenzia delle Entrate pagando un’imposta fissa. La causale del bonifico deve parlare la stessa lingua del documento.

Gli errori ricorrenti? Scrivere causali vaghe tipo “per te”, “aiuto”, “caparra” e basta. Oppure chiamare prestito ciò che in realtà nessuno intende restituire. Diciamocelo: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Meglio poche righe chiare e una firma in più, che una lite tra fratelli tra dieci anni. Abbiamo tutti vissuto quel momento in cui una parola non detta pesa più di mille euro.

Un ex notaio me l’ha detto guardando un’agenda consumata:

“Il bonifico non è un sms. È una traccia che domani qualcuno leggerà per capire chi voleva cosa. Scrivetelo oggi, così non lo interpreterà un giudice domani.”

Ecco un promemoria da tenere sul frigo:

  • Bonifico = donazione quando il senso è regalare, specie se la cifra non è modesta per il tuo patrimonio.
  • Per il prestito, indica in causale “prestito infruttifero del [data], scrittura privata registrata n. …”.
  • La donazione formale a figli gode di **franchigia da un milione** di euro, poi aliquota al 4% sull’eccedenza.
  • Le liberalità indirette esistono anche senza notaio, ma contano nei rapporti tra eredi.
  • Conserva bonifici, PEC, e-mail: piccole prove, grande serenità.

Capire il rischio, scegliere il gesto giusto, parlare chiaro in famiglia

Molti genitori credono che l’Agenzia delle Entrate tassi l’aiuto al figlio come reddito. In realtà, i trasferimenti tra parenti a titolo gratuito non sono reddito per chi riceve, se nasce da donazione o prestito tracciabile. Il rischio vero è un altro: arrivare alla successione e ritrovarsi con figli in disaccordo, senza una riga che spieghi la tua volontà.

Il nodo non è far meno ai figli, ma farlo bene. Se vuoi regalare, fallo con forma; se vuoi prestare, scrivilo e registra. Se paghi una spesa precisa del figlio, spiega nella causale l’operazione concreta (ad esempio: “liberalità indiretta per pagamento fattura n. …”). Una frase semplice può evitare un processo lungo.

Il denaro non ha odore, ma ha memoria. E quella memoria la costruisci tu, oggi, con la causale che scegli e il foglio che firmi. Se il cuore dice dono, pensa al notaio; se la testa dice rientro, lavora su un piano di rimborso con scadenze, anche morbide. E se non sai decidere, c’è spazio per una soluzione mista: parte donazione, parte prestito, ciascuna scritta per quello che è.

Come si muove il fisco? Il quadro fiscale sulle donazioni è semplice nel principio e insidioso nei dettagli. Tra genitori e figli, l’imposta scatta oltre 1.000.000 di euro per beneficiario; sotto questa soglia non si paga imposta di donazione, ma la donazione resta un fatto giuridico con effetti tra eredi. Se scegli di non formalizzare, potresti non pagare imposta oggi, però quell’“aiuto” potrebbe riemergere domani nella collazione successoria.

Esiste anche la via della scrittura privata per mutuo infruttifero, utile quando l’obiettivo è sostenere il figlio mantenendo un rientro, anche parziale. Per darle forza, si può registrare e darle data certa con strumenti semplici come PEC, marca temporale o spedizione in plico raccomandato. Non serve essere giuristi: basta coerenza tra causale, documento e comportamento futuro.

Parliamoci chiaro: scrivere oggi dieci parole può valere dieci anni di pace. Non serve complicarsi la vita con formule barocche. Una causale pulita, un PDF firmato, due testimoni quando occorre, e il gesto resta quello che volevi. Nessuno ti chiederà perfezione, ti chiederanno chiarezza. E questo, tra genitori e figli, è già un regalo.

Una buona pratica è coinvolgere l’altro genitore o un fratello come testimone informale del senso del bonifico. Non per fare un tribunale in salotto, ma per lasciare una traccia condivisa del perché di quei soldi. La trasparenza è la scorciatoia più corta verso la fiducia, anche quando la vita cambia piani e tempi.

Per operazioni collegate all’acquisto di casa, la causale va ancorata alla fattura o al preliminare: “sostegno economico per caparra preliminare immobile, liberalità indiretta”. Se il figlio poi rivende o non compra più, aggiorna la scrittura e, se necessario, rientra delle somme. La realtà non è lineare, e i documenti servono proprio a far pace con gli imprevisti.

Un ultimo dubbio ricorrente riguarda i controlli bancari: somme in entrata non giustificate possono accendere spie, specie se ripetute. La miglior risposta è avere un foglio pronto e una causale leggibile da chiunque, non solo da te. Il giorno in cui servirà, ringrazierai quella mezz’ora spesa a scrivere.

Ci sono famiglie in cui tutto scorre senza formalità, e va bene fino a quando va bene. Quando arrivano i momenti delicati, le parole mancate diventano spigoli. Un ex notaio con esperienza sul campo lo ripete ai genitori al telefono: “Se aiuti tuo figlio, diglielo anche con un documento”. Non per sfiducia. Per rispetto del gesto.

Una scelta che racconta chi siamo, oggi e domani

Alla fine, ciò che resta non è la burocrazia, è il racconto del tuo gesto. Un bonifico, se scritto male, è un punto interrogativo; se scritto bene, è una carezza che non chiede spiegazioni. La differenza tra donazione e prestito non è fredda teoria, è la tua intenzione fatta parola, e quella parola risuona negli anni, tra fratelli, in un ufficio, magari davanti a un giudice. Il modo in cui muovi il denaro racconta cosa vuoi costruire: autonomia, responsabilità, equità. Non serve solennità, serve precisione affettuosa. Scrivi poche cose giuste, confrontati in famiglia, chiedi ai professionisti quando il quadro si fa grande. E lascia a chi ami non solo i soldi, ma anche il senso con cui li hai dati.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Bonifico e donazione Può essere liberalità o vera donazione, con effetti su eredità e imposte Evitare sorprese tra eredi e con il fisco
Prestito infruttifero Scrittura privata con data certa e registrazione, causale coerente Dare un aiuto mantenendo rientro e tracciabilità
Forma e causale Atto notarile per donazioni non modiche; causali specifiche e documenti Trasformare un gesto in una prova chiara e serena

FAQ :

  • Un bonifico al figlio è sempre una donazione?No. È donazione se l’intento è regalare e la cifra non è modesta, oppure una liberalità indiretta legata a una spesa. Se c’è volontà di rientro e documenti, è un prestito.
  • Basta scrivere “prestito” nella causale?Meglio di niente, ma è poco. Serve una scrittura privata con termini di restituzione e data certa, idealmente registrata, in linea con la causale.
  • Serve il notaio per trasferire denaro a un figlio?Per donazioni non modiche sì, l’atto pubblico tutela tutti. Per prestiti e liberalità indirette si può operare con documenti privati, ben fatti e tracciati.
  • Se cambio idea posso trasformare il regalo in prestito?È complicato a posteriori. Puoi pattuire un nuovo accordo, ma il bonifico originario parlerà da solo. Meglio decidere prima e scriverlo subito.
  • L’Agenzia delle Entrate può tassare quel bonifico?Non come reddito del figlio, se è donazione o prestito documentato. L’imposta di donazione tra genitori e figli si applica solo oltre 1.000.000 € per beneficiario.

1 commento su “Ex notaio mette in guardia i genitori: il bonifico a un figlio può valere come donazione”

  1. Donc si j’écris “prêt” dans la causale ça suffit ? Ou il faut forcemment une écriture privée enregistrée ? Franchement, je m’y perds.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto